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LA NOSTRA FESTA.

La festa di San Giuliano Martire.

La festa di Barbania affonda le sue radici nel passato più antico del Canavese. La depositaria delle tradizioni è l’Abbadia, un’associazione che racchiude in sè i tre spiriti della festa: festaiolo, storico e religioso, che provengono rispettivamente dalle società di giovani che gestivano i festeggiamenti, dalla milizia del Libero Comune e dalla confraternita (Corpus Domini?) che onorava il patrono. (San Giuliano di Brioude, vissuto a Vienne alla fine del terzo secolo e martirizzato nel 304).
Nei simboli e negli addobbi si riconosce l’origine celtica: il falò del lunedì sera, i pani tradizionali, Caritin, Sol e Carità, grande forma di pane ornata con rami di alloro a cui sono legati i Bindej, nastri multicolori. Delle libertà comunali la festa conserva i colori nei Bindej bianchi e rossi posti sulle Alabarde dell’Abbadia e nella bandiera portata dal priore: il Drapò, una croce bianca in campo rosso, stendardo usato dai liberi comuni.
Nella Restaurazione del 1815 le tre diverse “anime” della festa vennero fuse “d’ufficio”.
Dal 1923 il Corpo Musicale di Barbania suona durante i festeggiamenti. Non mancano composizioni tipiche: la marcia “I pifferari” e “La Marcia del priore”. Il pezzo più significativo giunge a chiusura della festa: è il Corenton, che viene ripetuta anche per un’ora, ballata attorno al falò.

La nascita dell’Abbadia risale alle prime libertà comunali, ma i primi documenti appaiono nel 1479, durante le liti tra Barbania e i paesi vicini.
Le tradizioni dell’Abbadia ( a Barbanìa è “la Partìa”) prendono il nome di Costuma: legge non scritta, inflessibile ma trasgredibile, che prescrive praticamente tutto.

La festa si celebra l’ultima domenica di agosto e il lunedì successivo, e buona parte del paese vi partecipa in prima persona: infatti a San Giulian, tutti possono suonare, marciare, ballare, cantare, bere e mangiare in allegria, in casa propria e nelle strade.
Nel corso delle due giornate, la Partìa, con le alabarde ornate dai Bindej, sfila per il paese, guidata dal Perior che regge il Drapò e dal Sòtperior con la sciabola. Prior e Sòtperior vengono costantemente accompagnati ognuno da due ragazze: le Priore.
Al suono della Banda, ci si reca in piazze e cortili per le Obade, allegre merende con balli e musica. Qui si infigge il Caritin nelle alabarde, a simbolo di pace, e le Periore appuntano all’occhiello dei presenti il caratteristico Massett.
Dopo la messa e la processione, l’Abbadia va a Streinar el Bal, cioè ad inaugurarlo, con quattro tipiche danze.
Il pomeriggio scorre tra canti e balli: rivive quell’atmosfera di allegria semplice e sincera dei tempi di una volta.
Il lunedì mattina ricalca il giorno precedente fino al pieno pomeriggio, quando avviene il passaggio delle consegne al nuovo priore: l’Armettià del Drapò.
Al suono della Banda, le Periore ed il Perior, che tiene alto il Drapò, si lanciano nel ballo, compiendo alcuni giri nel piccolo spiazzo. Poi la danza tocca al Sòtperior, anch’egli con le Sòtperiore. E così, ballando, egli entra ufficialmente in carica.
Poi via, tutti si accodano verso la casa del nuovo Perior, ove si svolge l’Obada granda. Quando s’avvicina la sera, si torna in piazza a ballare il Corenton attorno al falò.
Sul sagrato della chiesa si accendono le fascine: al suono della Banda, centinaia di ballerini conquistano la piazza a passo di carica. E si prosegue sino all’esaurimento totale del fiato per ballerini e suonatori.
Scende la notte e siamo ancora lì.

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